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	<description>il marketing 2.0 per le aziende della moda</description>
	<pubDate>Fri, 06 May 2011 18:47:08 +0000</pubDate>
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		<title>Il fenomeno della pubblicità online: banner, pop up, pop under</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 10:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bausic</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

		<category><![CDATA[banner]]></category>

		<category><![CDATA[pop-under]]></category>

		<category><![CDATA[pop-up]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando il web ha assunto una connotazione simile ad una “second life”, nell’accezione metaforica del termine, ovvero quella di estensione della vita reale, il fenomeno della pubblicità online è diventato un mezzo sempre più interessante ai fini commerciali in modo che le aziende possano far conoscere tramite azioni di online marketing promotions i loro prodotti o più semplicemente i loro marchi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il web ha assunto una connotazione simile ad una “second life”, nell’accezione metaforica del termine, ovvero quella di estensione della vita reale, il fenomeno della pubblicità online è diventato un mezzo sempre più interessante ai fini commerciali in modo che le aziende possano far conoscere tramite azioni di online marketing promotions i loro prodotti o più semplicemente i loro marchi.<br />
La tattica di alimentare il business attraverso forme di promozione cibernetica ha raggiunto un livello completo, con una gamma di prodotti commerciali volti a raggiungere e spesso a “bombardare” l’utente web di messaggi pubblicitari.<br />
Il banner è l’esempio più classico, sono icone poste sulle pagine web di qualsiasi tipo (giornali online, social network, blog) che rimandano attraverso un link ad un altro sito dove avviene l’incontro diretto tra il potenziale cliente e l’azienda che ha commissionato il banner; la gamma di tipologie di banner è ampia ed è pensata per poter risultare il più efficace possibile; possono essere immagini statiche (gif,jpg) o programmi sviluppati con Javascript e Flash, a seconda delle esigenze i banner risultano così semplici immagini o vere e proprie applicazioni, composte da immagini in movimento, suoni, demo.<br />
Le forme evolute del semplice banner sono invece il pop up ed il pop under; versioni più intrusive e spesso moleste della classica icona pubblicitaria presente nei siti web.<br />
Sia il pop up che il pop under rientrano nella categoria banner, tuttavia a differenza di quello classico, sono programmati in modo da aprire una nuova pagina web all’interno di quella che l’utente sta visitando, e in un certo senso “obbligano” colui che sta fruendo della pagina in questione, a dover chiudere la nuova pagina per poter visionare il sito che si era prefissato di visitare.<br />
La differenza sostanziale tra il pop up ed il pop under è che mentre il primo apre una nuova pagina contenente la pubblicità, sopra, alla pagina che si sta visitando, il secondo la apre dietro ad essa, in modo che l’utente possa continuare a leggere la pagina d’interesse senza trovarsi davanti quella commerciale.<br />
Con il tempo le forme pop dei banner hanno assunto una connotazione negativa e vengono percepite come un inutile fastidio, tanto che alcuni browser consentono di poter bloccare le pagine pop in modo da poter visitare le loro pagine senza essere interrotti da messaggi pubblicitari non richiesti.<br />
La maggior parte dei banner si basano su sistemi di pagamento basati sul click-through rate, in pratica vengono registrati il numero di accessi effettuati su un banner ed al raggiungimento di un tot di click (generalmente 100) l’azienda che finanzia il banner invia una somma di denaro al sito ospite.<br />
La nuova frontiera dell’advertising online è rappresentata dal Rich Media Banners: in pratica sono icone pubblicitarie interattive. A differenza dei banner tradizionali i Rich Media sono composti da demo di giochi (si trovano spesso nei banner relativi a giochi a pagamento per telefoni cellulari, mini filmati) e hanno il vantaggio di essere più appetibili rispetto ai banner tradizionali e sicuramente meno molesti dei pop banner.</p>
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		<title>NutshellMail: come sbloccare Facebook al lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 16:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallog</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

		<category><![CDATA[il Web 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[network marketing]]></category>

		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[ Per coloro che spendono le giornate sui numerosi social network (Facebook, Twitter, MySpace, LinkedIn, etc.), sulle proprie caselle di posta elettronica, o hanno Facebook bloccato al lavoro e non vogliono perdere gli aggiornamenti dal proprio network è nato NutshellMail: una nuova applicazione Web che permette d&#8217;interagire simultaneamente con la maggior parte degli account che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nutshellmail.com" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1228" title="NutshellMail.com" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/05/nutshell-mail-logo.jpg" alt="NutshellMail logo" width="284" height="76" /></a> Per coloro che spendono le giornate sui numerosi social network (Facebook, Twitter, MySpace, LinkedIn, etc.), sulle proprie caselle di posta elettronica, o hanno Facebook bloccato al lavoro e non vogliono perdere gli aggiornamenti dal proprio network è nato <a title="Nutshellmail.com" href="http://www.nutshellmail.com" target="_blank"><strong>NutshellMail</strong></a>: una nuova applicazione Web che permette d&#8217;<strong>interagire</strong> <strong>simultaneamente</strong> con la maggior parte degli account che abitualmente utilizziamo nella rete.</p>
<p>La registrazione al sito è completamente gratuita e il suo utilizzo è utile soprattutto per chi vuole guadagnare tempo senza perdersi in futili log-in sui diversi siti, ma tenere il tutto a portata di mano <strong>logandosi una sola volta</strong>.</p>
<p><a title="Vedi Profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=22">Giulio Gallo</a></p>
<p><a class="a2a_dd" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://static.addtoany.com/buttons/share_save_106_16.gif" border="0" alt="Share/Save/Bookmark" width="106" height="16" /></a><script type="text/javascript"><!--
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// --></script><script src="http://static.addtoany.com/menu/page.js" type="text/javascript"></script></p>
<p><a title="Vedi Profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=22"></a> <object width="640" height="510" data="http://blip.tv/play/AcyXeYqWdw" type="application/x-shockwave-flash"><param name="src" value="http://blip.tv/play/AcyXeYqWdw" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Cool Hunting tramite blog</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 10:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barsottir</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[2. LA COMUNICAZIONE]]></category>

		<category><![CDATA[4. WEB 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[blog]]></category>

		<category><![CDATA[Web e Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il blog è un fenomeno mediatico sul quale si sta sviluppando sempre più curiosità ed interesse. In principio era semplicemente una pagina web sul quale si poteva raccontare di se stessi o di un argomento in particolare ma si è trasformato in una vera e propria finestra sul mondo delle nuove tendenze. I blog riguardano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>blog</strong> è un fenomeno mediatico sul quale si sta sviluppando sempre più curiosità ed interesse. In principio era semplicemente una pagina web sul quale si poteva raccontare di se stessi o di un argomento in particolare ma si è trasformato in una vera e propria finestra sul mondo delle nuove tendenze. I blog riguardano un ampissima varietà di argomenti (dall&#8217;elettronica alla cucina) e si possono trovare risposte alle domande semplici di tutti i giorni che i siti più specializzati non trattano. È un modo per mettere a proprio agio le persone in diversi tipi di realtà con un linguaggio semplice ma che stimoli l&#8217;interesse. I blog di moda compongono la maggioranza dei siti personali. Molti degli autori hanno iniziato per gioco e passione incoscienti che il loro sito sarebbe potuto diventare uno dei più seguiti dai professionisti del settore.</p>
<p><a title="The Sartorialist - blog" href="http://thesartorialist.blogspot.com/" target="_blank"><strong>The Sartorialist </strong></a>è scritto da Scott Schuman che ha creato un vero e proprio sito per chi fa ricerca sulle <strong>nuove tendenze</strong>; tutto ciò grazie alla sua sensibilità per la moda ed in particolar modo per la moda che nasce sulla strada alla quale secondo lui molti stilisti dovrebbero ispirarsi per le loro collezioni. Schuman ha creato una pagina su cui gli addetti al settore, nella fase di creazione, trovano immagini diverse da quelle delle riviste patinate ed uno stimolo in più verso l&#8217;ideazione.</p>
<p><a title="Lookbook.nu" href="http://lookbook.nu/" target="_blank"><strong>Lookbook</strong></a> e <a title="The people's fashion destination - Chictopia.com" href="http://www.chictopia.com/" target="_blank"><strong>Chictopia</strong></a> sono un vero e proprio armadio virtuale, in cui dopo aver creato un account si possono pubblicare i propri outfit e taggare i vari capi indicandone brand o provenienza. Lo scopo di questi siti non è poi così lontano da The Sartorialist, sono una versione più ludica in cui ci si diverte a dimostrare la propria creatività e trovare fonti di ispirazione. Lookbook e Chictopia sono la chiara dimostrazione che le tendenze spesso emorgono dal basso.</p>
<p>Il blog non è solo importante per i <strong>reader</strong> ma anche per i <strong>writer</strong>. <a title="Garancedore.fr" href="http://www.garancedore.fr/" target="_blank"><strong>Garancè Dorè</strong> </a>dopo aver pubblicato fotografie e schizzi ispirati alle tendenze moda sul suo sito personale ha guadagnato una tale notorietà da affermarsi come stylist.</p>
<p>Il blog è quindi un mezzo di comunicazione efficace <strong>per conoscere e farsi conoscere</strong>. Le aziende non necessitano più di spostarsi alla ricerca delle novità. Le ricerche di tendenza diventano più accessibili nonostante questo i cool hunter dovranno essere capaci, vista la vastità di informazioni, di distinguere le tendenze dalle mode fugaci.</p>
<p><a title="Vedi profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=27">Rebecca Larsson Barsotti</a></p>
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		<title>La rete virale</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 21:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciocie</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

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		<description><![CDATA[LA RETE VIRALE
Internet, la rete delle reti, ha modificato il nostro modo di vedere le cose e di comunicare con le persone; una modalità per molti versi alienante ma di cui non si può fare a meno. E’ quindi logico per agenzie di pubblicità e marketing ed i loro rispettivi clienti, concentrare strategie e risorse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>LA RETE VIRALE</strong></p>
<p><strong>Internet</strong>, la rete delle reti, ha modificato il nostro modo di vedere le cose e di comunicare con le persone; una modalità per molti versi alienante ma di cui non si può fare a meno. E’ quindi logico per agenzie di pubblicità e marketing ed i loro rispettivi clienti, concentrare strategie e risorse nei luoghi dove gli utenti passano più tempo, comunicano tra di loro e con più assiduità. Internet è sicuramente questo luogo.</p>
<p>La rete ha modificato, con il passare degli anni,  il modo in cui i consumatori decidono quali beni e servizi acquistare: il consumatore è oggi molto più consapevole e le numerose informazioni che può scambiare con i suoi pari lo portano ad essere più critico rispetto alle comunicazioni che provengono da fonti ufficiali come le aziende o più in generale i media.  E’ infatti in corso un cambiamento generazionale nel consumo dei media, determinante soprattutto per alcuni target in particolare, come ad esempio i giovani: le ore passate a guardare la televisione e a leggere i giornali diminuiscono, mentre aumentano quelle spese a navigare su Iinternet.</p>
<p>E’ per questi motivi  che nascono, principalmente per  i beni di consumo, strategie di connected marketing  come  il word of mouth, il buzz marketing e in particolar modo il viral marketing,  che mirano a creare messaggi che siano trasmessi come un virus per essere introdotti all’interno della rete facendo in modo che questi vengano poi condivisi tra gli utenti. Queste tecniche, agevolate dai mezzi digitali, permettono di agire sull’aspetto relazionale: innescano infatti un passaparola che grazie al coinvolgimento attivo degli utenti si espande in maniera virale. Il messaggio si diffonderà tra gruppi di utenti che lo condivideranno attraverso mail, istant messaging, post su forum, blog, o anche siti internet, social network o mondi virtuali.</p>
<p>Il <strong>marketing virale</strong> è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. Due sono le caratteristiche principali di questa strategia: l’originalità dell’idea e l’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.<br />
Un esempio di marketing virale in rete sono le e-mail contenenti storie divertenti, giochi online, siti web curiosi, che nel giro di pochi giorni possono attrarre milioni di visitatori .<br />
Questo consiste essenzialmente nel produrre e rendere disponibile sul web un videoclip o un gioco sperando che siano trasmessi come un virus: l&#8217;idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del &#8220;passaparola&#8221;, la conoscenza dell&#8217;idea. L’obbiettivo è creare qualcosa di tanto accattivante, divertente o sorprendente da essere fatto proprio da una comunità di utenti web e trasmesso da amici e colleghi. Se scatta il moltiplicatore via web, le imprese risparmieranno  l’acquisto di una pubblicità su media tradizionali.</p>
<p>Il <strong>buzz marketing</strong> è  invece quell&#8217;insieme di operazioni di marketing non convenzionale volte a aumentare il numero delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio con l’obbiettivo di raggiungere nel minor tempo possibile quello che viene definito &#8220;sciame&#8221;, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti/servizi. Il buzz marketing è dunque la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, gratis o a pagamento, utilizzano il web per  accrescere la notorietà e la buona reputazione della marca facilitando la conversazione tra gli utenti.</p>
<p>Il viral marketing  si differenzia dal &#8220;buzz&#8221; per il suo carattere di volontarietà: mentre il &#8220;buzz&#8221; si diffonde molto spesso in maniera incontrollata e &#8220;dal basso&#8221;, (&#8221;buzz&#8221; è un termine onomatopeico di origine inglese che designa appunto un brusio incontrollato) il &#8220;viral&#8221; è molto spesso promosso dalla stessa azienda che vuole pubblicizzare un prodotto, un servizio o un bene attraverso i digital media.<br />
Nonostante il marketing virale sia un marketing di relazione, si tende ad usarlo principalmente per diffondere un messaggio al maggior numero di utenti invece di utilizzarlo per creare una comunicazione bidirezionale per conoscerne meglio i gusti e le tendenze.</p>
<p><strong>Word of Mouth Marketing</strong> è spesso  il termine è impiegato per raggruppare le altre due classificazioni. Possiamo considerarlo come un sinonimo del &#8220;Buzz&#8221;, infatti significa letteralmente &#8220;passaparola&#8221; in lingua anglosassone e designa appunto un tipo di marketing differente da quello tradizionale.</p>
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		<title>La tecnologia Wiki tra Utopia e Realizzazione</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 17:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graetzl</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[1. MARKETING]]></category>

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		<description><![CDATA[Wikipedia
Il wiki più noto della Rete è Wikipedia, fondata nel gennaio del 2001 sulla base di un progetto precedente, Nupedia. Inizialmente l&#8217;idea era di costruire un&#8217;enciclopedia tradizionale on line con contenuti scritti da redattori e sottoposti a revisione, ma aperti al libero accesso. Fu l&#8217;intervento di un programmatore, Ben Kovitz, a collegare questa idea alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Wikipedia</em></h2>
<p>Il <em>wiki</em> più noto della Rete è <em>Wikipedia</em>, fondata nel gennaio del 2001 sulla base di un progetto precedente, <em>Nupedia</em>. Inizialmente l&#8217;idea era di costruire un&#8217;enciclopedia tradizionale on line con contenuti scritti da redattori e sottoposti a revisione, ma aperti al libero accesso. Fu l&#8217;intervento di un programmatore, Ben Kovitz, a collegare questa idea alla tecnologia <em>wiki</em>. L&#8217;idea si rivelò vincente. La differenza tra <em>Nupedia</em> e <em>Wikipedia</em> è fondamentalmente una sola: la prima è «chiusa», la seconda è «aperta», e al suo sviluppo può collaborare chiunque. Attualmente essa viene gestita da utenti volontari ed è autofinanziata tramite sottoscrizioni e donazioni. Il progetto fa capo a una organizzazione senza fini di lucro, la <em>Wikimedia Foundation Inc.</em>, dedicata a incoraggiare la crescita, lo sviluppo e la distribuzione gratuita di contenuti liberi in progetti basati sulla tecnologia <em>wiki</em>. La missione è di mettere a disposizione liberamente la conoscenza mondiale ad ogni singola persona sul pianeta in una lingua a sua scelta, usando una licenza libera, in modo che possa modificarla, adattarla, riusarla a piacimento.</p>
<p>Tramite un portale comune è possibile accedere alle varie versioni linguistiche .In ordine di ampiezza, le maggiori sono quelle in inglese (attualmente circa 630.000 voci), tedesco, giapponese, francese, svedese, polacco e olandese. </p>
<p>Per consultare <em>Wikipedia</em> è possibile scegliere un argomento tra quelli proposti nella pagina iniziale, oppure ricercare una singola parola. In quest&#8217;ultimo caso occorre digitare la parola chiave nella casella di immissione testo e azionare il pulsante <em>vai</em>. Se la parola chiave coincide con un articolo già scritto sarà subito richiamato; se invece la parola è contenuta in articoli esistenti, questi possono essere individuati cliccando sul pulsante <em>cerca</em>. Se una voce non esiste ancora l&#8217;utente può aggiungere l&#8217;argomento nella pagina degli articoli che si desidera vengano scritti.</p>
<h2>Un&#8217;enciclopedia libera e aperta</h2>
<p>Ma ecco la grande differenza rispetto alle enciclopedie tradizionali: se si trova nella consultazione un problema come un errore di ortografia, o una frase poco chiara, è possibile selezionare la voce, migliorandola, agendo sul <em>link</em> «Modifica» in cima a ciascuna pagina. Non c&#8217;è bisogno di un particolare privilegio di accesso. È possibile, ovviamente, anche iniziare un nuovo articolo o trovarne uno esistente e aggiungervi un intero nuovo capitolo, come anche intervenire sullo stile di compilazione di una voce . Il progetto , oltre alla correttezza formale e contenutistica dei contenuti, richiede di assumere una visione neutrale sugli argomenti trattati; <em>Wikipedia</em> non intende assumere alcuna posizione riguardi ai fatti che descrive, in modo che i concetti risultanti possano essere assunti da tutti i lettori come base condivisibile di riflessione, come comune e affidabile spunto di conoscenza.</p>
<p>Gli articoli sono pubblicati in forma anonima e non possono essere testi coperti da diritto d&#8217;autore o, se lo sono, devono essere pubblicati con regolare autorizzazione. Tutti i testi immessi devono essere rilasciati in accordo con la <em>GNU Free Documentation License</em> (GFDL), che assicura la libera distribuzione di <em>Wikipedia.</em> La GFDL è una licenza libera che consente a chiunque di copiare il contenuto, e di modificarlo, a patto che venga mantenuto il nome dell&#8217;autore e la versione modificata (o semplicemente tradotta in altra lingua) venga distribuita a sua volta sotto la stessa licenza libera. In tal modo nessuno potrà appropriarsene per scopi commerciali .</p>
<h2>Le caratteristiche dei wiki e le loro applicazioni</h2>
<p>Il <em>wiki</em>, secondo la definizione di <em>Wikipedia</em>, è un sito <em>web</em> che permette agli utilizzatori di aggiungere contenuti,e anche di modificare i contenuti esistenti. Le caratteristiche salienti di <em>Wikipedia</em> sono infatti, per lo più, quelle proprie dei <em>wiki</em> in generale.</p>
<p>Il <em>wiki</em> è una delle forme più evolute di internet. Infatti, mentre i siti aziendali o personali hanno una fondamentale natura di comunicazione tra un mittente e gli altri (cioè i suoi fruitori o lettori) i <em>wiki</em> fanno di ogni utente un possibile collaboratore di un ampio progetto. Infatti il fruitore è attivo perché, non solo come, ad esempio, nei <em>blog</em> o nei <em>forum</em> , reagisce a un contenuto immesso da altri, ma perché può collaborare a un progetto con e come chiunque altro.</p>
<p>Ciò che dunque identifica, al di là di ogni altro aspetto, <em>Wikipedia</em> è la sua natura di progetto totalmente decentralizzato e a base democratica .Esso infatti è un sistema di <em>co-publishing</em>, cioè uno spazio collaborativo di pubblicazione. Qual&#8217;è il vantaggio di questa dimensione collaborativa? chiunque può diffondere quel che sa, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e competenze. Così il progetto è, come si suol dire, <em>bottom-up</em>, cioè si sviluppa dal basso in alto: tanti piccoli contenuti vanno ad aggiungersi a un progetto generale ampio che cresce.</p>
<h2>I limiti del sistema «wiki»</h2>
<p>Gli aspetti positivi e innovativi dei <em>wiki</em> diventano anche i limiti di questo sistema. La caratteristica essenziale dei <em>wiki</em>, infatti, è l&#8217;apertura completa alla collaborazione, ma ciò significa che non esiste alcuna reale garanzia di validità e accuratezza dei contenuti immessi. Così, proprio perché aperta al contributo di tutti, anche l&#8217;enciclopedia <em>Wikipedia</em> non può offrire tale sicurezza.  <em>Wikipedia</em> non può essere considerata come una tra le tante enciclopedie tradizionali, perché essa non è garantita da nessun Comitato scientifico che possa darle autorevolezza.</p>
<p>Il sistema <em>wiki</em>, in realtà, è stato ideato in modo da avere correttivi interni : i <em>wiki</em> forniscono la possibilità di rintracciare lo stato di un articolo, di rivedere i singoli cambiamenti e di discutere i temi. Inoltre, visto che il <em>wiki</em> non funziona in tempo reale, chi scrive deve attendere del tempo prima di procedere a modifiche, e ciò richiede attenzione e cura. Del resto, la transitorietà, il carattere precario e mutevole, l&#8217;associazione libera e, a volte, effimera, dei collaboratori per un fine limitato, sono i limiti che possono caratterizzare le «comunità virtuali». Tuttavia è anche necessario considerare come con <em>Wikipedia</em> siamo davanti a qualcosa di diverso rispetto a una tradizionale enciclopedia.  Occorre dunque una forma diversa di approccio rispetto al concetto tradizionale di «enciclopedia».</p>
<p>Al problema della qualità si aggiunge quello del possibile vandalismo. La comunità degli <em>editor</em> si sforza di essere nel complesso accurata, ma in ogni momento una pagina può essere oggetto di vandalismo o modificata con informazioni errate, non legali o anche volgari. Esso viene controbilanciato dal livello di motivazione della comunità che la <em>Wikipedia</em> sviluppa, per cui gli atti vandalici, come gli errori, sono in genere rapidamente riparati. Tuttavia si tratta di un problema grave. Come misura di emergenza, alcuni <em>wiki</em> sono impostati in modalità di sola lettura, mentre altri impongono la regola per cui soltanto utenti che si siano registrati prima di una certa data possano continuare a scrivere. In casi estremi alcuni <em>wiki</em> forniscono pagine che possono essere protette dalla modifica, ma questo espediente è generalmente considerato come violazione della «filosofia <em>wiki</em>» e, quindi, è in genere evitato.</p>
<div class="separatore"><strong>Conclusioni - Wiki tra Utopia e realizzazione</strong></div>
<p>Dalla descrizione e dalle valutazioni compiute comprendiamo bene come <em>Wikipedia</em> rappresenti un sogno illuminista di descrivere il mondo, che però si scontra con le difficoltà di accreditarsi come sapere credibile, mantenendo nel contempo anonimato, flessibilità e apertura a nuovi collaboratori. Nello stesso tempo questa «utopia» rovescia il sogno dell&#8217;enciclopedia tradizionale, intesa come costruzione autorevole, organica e integrata del sapere. Infatti <em>Wikipedia</em> è come un organismo vivente: cresce (al ritmo del 7% ogni mese),  è sottoposta a composizioni e scomposizioni interne, ad accrescimenti e riduzioni continue. Ma soprattutto <em>Wikipedia</em> nasconde un&#8217;altra utopia, a suo modo, ambigua: la democrazia assoluta del sapere e la collaborazione delle intelligenze molteplici che dà vita a una sorta di intelligenza collettiva.</p>
<p>Le  «utopie» di wiki nascono dalle esigenze profonde della conoscenza umana, che i <em>wiki</em>, in generale, aiutano a trasformare in progetti concreti: il conoscere inteso come un processo dinamico, aperto a tutti, e frutto non solo di un impegno individuale, ma anche di una profonda collaborazione e di un confronto tra menti disposte a condividere abilità e intelligenza.  Saper selezionare criticamente l&#8217;enorme mole di sapere, disponibile grazie a internet con un semplice click sul mous<em>e</em>, rimane dunque sempre una priorità per chi usufruisce di contenuti <em>wiki</em>.</p>
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		<title>Infegy: il social radar per conoscere i target</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 15:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallog</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

		<category><![CDATA[bisogni]]></category>

		<category><![CDATA[monitoraggio]]></category>

		<category><![CDATA[network marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[ Internet è sempre stato un mezzo sociale, ma mai prima d&#8217;ora ha fornito siti e strumenti capaci di permettere a tutti di connettersi e comunicare in modo semplice.
Intorno al 2004, il movimento sociale di Internet ha cominciato davvero a prendere forma. Nuovi social network sono in continuo sviluppo,  le tecnologie per semplificare la pubblicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.infegy.com" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1258" title="Infegy.com" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/05/infegy.jpg" alt="Infegy" width="145" height="69" /></a> Internet è sempre stato un mezzo sociale, ma mai prima d&#8217;ora ha fornito siti e strumenti capaci di permettere a tutti di connettersi e comunicare in modo semplice.</p>
<p>Intorno al 2004, il movimento sociale di Internet ha cominciato davvero a prendere forma. Nuovi social network sono in continuo sviluppo,  le tecnologie per semplificare la pubblicazione e la distribuzione dei contenuti sono diventate banali e il blogging sta dinamicamente diventando sempre più popolare: si condividono idee, opinioni e si socializza attraverso la rete.</p>
<p>Alla fine del 2006, mentre lavorava per una agenzia di pubblicità interattiva, <strong>Justin Graves</strong>, ora CEO dell’Infegy, ha avuto una visione di sviluppare un sistema capace di raccogliere la maggior parte di questi contenuti sociali e di analizzarli. Justin ha lasciato l&#8217;agenzia per iniziare il lavoro di sviluppo e poco dopo ha collaborato con <strong>Adam Coomes</strong>, attuale Presidente dell’Infegy, per la sua esperienza nel web e lo sviluppo delle imprese.</p>
<p>L’acronimo <a title="Infegy.com" href="http://www.infegy.com" target="_blank"><strong>Infegy</strong></a>, è la combinazione delle parole informazione e strategia. È una società ufficialmente fondata sul lavoro ed ora è conosciuta per il progetto del<strong> social radar</strong>.</p>
<p><div id="attachment_1260" class="wp-caption alignleft" style="width: 226px"><a href="http://twitter.com/socialradar" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1260" title="@socialradar - Follow it on Twitter" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/05/social_radar_influencers11-300x187.jpg" alt="Social Radar" width="216" height="134" /></a><p class="wp-caption-text">@socialradar</p></div></p>
<p>Questa potente applicazione web ha continuato a svilupparsi a ritmi sostenuti, inseguendo l&#8217;originale visione della generazione automatizzata delle informazioni dal suo enorme e in continua espansione magazzino di contenuti. La filosofia del social radar ha permesso di rivoluzionare il modo in cui le aziende arrivano (ri)conoscere i <strong><a title="I bisogni: cosa sono e come si gestiscono - Chiara Vaccari" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?p=525">bisogni</a></strong> e le <strong>idee</strong> dei propri target da Internet.</p>
<p><a title="Vedi profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=22">Giulio Gallo</a></p>
<p><a class="a2a_dd" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://static.addtoany.com/buttons/share_save_106_16.gif" width="106" height="16" border="0" alt="Share/Save/Bookmark"/></a><script type="text/javascript">a2a_linkname=document.title;a2a_linkurl=location.href;</script><script type="text/javascript" src="http://static.addtoany.com/menu/page.js"></script></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aste online: il fenomeno eBay</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 13:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baronig</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>

		<category><![CDATA[Web-marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[  
L&#8217;asta è un sistema di compravendita che esiste fin dall&#8217;antichità ma che negli ultimi anni sta vivendo una nuova realtà con le applicazioni on-line ed in particolare nel B2B e nel C2C, eBay su tutte. Lo svolgimento di un&#8217;asta su eBay, ricalca quello dell&#8217;asta inglese con l&#8217;evidente vantaggio di non avere limiti spaziali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  <img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1210" title="ebay" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/04/ebay-150x150.gif" alt="ebay" width="150" height="150" /></p>
<p>L&#8217;asta è un sistema di compravendita che esiste fin dall&#8217;antichità ma che negli ultimi anni sta vivendo una nuova realtà con le applicazioni on-line ed in particolare nel B2B e nel C2C, <strong>eBay</strong> su tutte. Lo svolgimento di un&#8217;asta su eBay, ricalca quello dell&#8217;asta inglese con l&#8217;evidente vantaggio di non avere limiti spaziali e un possibile bacino d&#8217;utenza infinitamente più ampio rispetto alla situazione classica rappresentata dalla casa d&#8217;asta: teoricamente chiunque può vendere o acquistare un prodotto in qualsiasi momento in qualsiasi luogo si trovi.</p>
<p>Fondato il 6 settembre 1995 da <strong>Pierre Omidyar</strong> (in Italia arriva rilevando il sito iBazar), eBay è una piattaforma che offre agli utenti la possibilità di vendere e comprare oggetti nuovi e usati, in qualsiasi momento, da qualunque postazione Internet e con diverse modalità, incluse le vendite a prezzo fisso e a prezzo dinamico, comunemente definite come &#8220;aste online&#8221;.</p>
<p>Diversi sono i formati di vendita (asta, compralo subito, compralo subito con proposta di acquisto, contatto diretto) e il processo consiste principalmente nell&#8217;offerta di un bene o un servizio da parte di venditori professionali e non per cui gli acquirenti fanno offerte per aggiudicarsi la merce. Dopo l&#8217;iscrizione gratuita al sito qualunque utente può comprare e diventare anche venditore dopo una verifica tramite l&#8217;inserimento di un codice che eBay manda oppure tramite il controllo con inserimento dei dati della carta di credito o di una carta prepagata. Le tipologie di oggetti acquistabili sono le più svariate, si trova veramente qualunque cosa dai semafori pedonali al leggendario ago nel pagliaio, passando magari per una statua di Frankenstein alta più di 2 metri da mettere in giardino, fatto sta che qualunque cosa si stia cercando su eBay c&#8217;è (come recita appunto lo slogan) grazie a più di 147 milioni di iscritti che contribuiscono a rendere eBay il numero uno delle aste on line. Il sito negli anni si è allargato e sviluppato e ha conquistato tutto il mondo, ad oggi è infatti presente in oltre 30 paesi.</p>
<p>Grazie ad un sistema regolatore basato sui feedback effettuati da chi compra nei confronti di chi vende, le transazioni sono abbastanza sicure, anche se non mancano episodi di truffa ai danni di ignari e un po&#8217; sprovveduti acquirenti alle quali si può sfuggire con un po&#8217; di accortezza, esperienza e &#8216;costruttiva diffidenza&#8217; per non finire vittime di rivenditori disonesti.</p>
<p> <a title="Vedi profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=14">Giulia Baroni</a></p>
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		<title>GOOGLE minaccia per l&#8217;istruzione?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baglionim</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[1. MARKETING]]></category>

		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ormai considero Google piu&#8217; una minaccia che un bene per la rete.
Nessuno potrebbe negare che il mondo della ricerca è stato cambiato radicalmente dall’avvento di Internet. La ricerca non è più la stessa, e non solo: tutte le pratiche che accompagnano la vita scientifica – la consultazione delle fonti, l’organizzazione del sapere, il sistema disciplinare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1163" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?attachment_id=1163"><img class="aligncenter size-full wp-image-1163" title="google-banned" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/04/google-banned.jpg" alt="google-banned" width="287" height="276" /></a></p>
<p>Ormai considero Google piu&#8217; una minaccia che un bene per la rete.</p>
<p><span lang="IT">Nessuno potrebbe negare che il mondo della ricerca è stato cambiato radicalmente dall’avvento di Internet. La ricerca non è più la stessa, e non solo: tutte le pratiche che accompagnano la vita scientifica – la consultazione delle fonti, l’organizzazione del sapere, il sistema disciplinare, il controllo della qualità scientifica, l’insegnamento, la costruzione della reputazione scientifica – hanno subito una mutazione profonda, che merita un’analisi dettagliata.</span></p>
<p><span lang="IT">Nell’ultimo decennio, la produzione, la trasmissione e la conservazione del sapere scientifico hanno subito un cambiamento così radicale e così rapido a scala storica da mettere in questione tutte le nostre istituzioni culturali.</span></p>
<p><span lang="IT">Ma un mutamento così estremo, quanto pesa sul metodo di studio di noi studenti?<br />
</span></p>
<p><span lang="IT">Reputo che se oggi tendiamo a cercare sempre la strada più facile non è solo colpa nostra.</span></p>
<p><span lang="IT">I motori di ricerca  sono utilissimi, efficaci e veloci se usati per scopi di apprendimento e pura informazione .</span></p>
<p><span lang="IT">Il problema è che su Google oggi, trovi proprio tutto: tesi su qualsiasi argomento, versioni di latino e greco addirittura possibili esami di maturità!</span></p>
<p><span lang="IT">E tu da studente sei fortemente allettato quasi &#8220;invitato&#8221; </span><span lang="IT">al ricorrere al famoso &#8220;copia incolla&#8221;.<br />
</span></p>
<p>Ci sono un sacco di altre cose che però non mi spiego e che mi inquietano.</p>
<p>La perdita di qualita&#8217; dei motori di ricerca, la lentezza con la quale innovano quello che dovrebbe essere il loro core business, tutti i problemi legati alla privacy.</p>
<p>Insomma piu&#8217; google cresce, piu&#8217; compra, piu&#8217; si insinua, e meno opera quella rivoluzione tecnologica che inizialmente le ha permesso di essere il brand piu&#8217; amato dagli smanettoni, e dopo un po&#8217; in generale dagli utilizzatori di internet.</p>
<p>Dove ci porterà questa rapida crescita?</p>
<p>Non lo sappiamo.</p>
<p>Speriamo almeno che i motori di ricerca  facciano sempre passi avanti per cercare di conquistare il favore degli utenti.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217; è ROI? (in inglese)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 08:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gullottoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[1. MARKETING]]></category>

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		<description><![CDATA[A performance measure used to evaluate the efficiency of an investment or to compare the efficiency of a number of different investments. To calculate ROI, the benefit (return) of an investment is divided by the cost of the investment; the result is expressed as a percentage or a ratio.
Return on investment is a very popular [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A performance measure used to evaluate the efficiency of an investment or to compare the efficiency of a number of different investments. To calculate ROI, the benefit (return) of an investment is divided by the cost of the investment; the result is expressed as a percentage or a ratio.</p>
<p>Return on investment is a very popular metric because of its versatility and simplicity. That is, if an investment does not have a positive ROI, or if there are other opportunities with a higher ROI, then the investment should be not be undertaken.</p>
<p>Investopedia explains Return On Investment - ROI<br />
Keep in mind that the calculation for return on investment and, therefore the definition, can be modified to suit the situation -it all depends on what you include as returns and costs. The definition of the term in the broadest sense just attempts to measure the profitability of an investment and, as such, there is no one &#8220;right&#8221; calculation.</p>
<p>For example, a marketer may compare two different products by dividing the revenue that each product has generated by its respective marketing expenses. A financial analyst, however, may compare the same two products using an entirely different ROI calculation, perhaps by dividing the net income of an investment by the total value of all resources that have been employed to make and sell the product.</p>
<p>This flexibility has a downside, as ROI calculations can be easily manipulated to suit the user&#8217;s purposes, and the result can be expressed in many different ways. When using this metric, make sure you understand what inputs are being used.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fenomeno YouTube</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 07:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>boncinellim</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[3. INTERNET]]></category>

		<category><![CDATA[condivisione]]></category>

		<category><![CDATA[il marketing]]></category>

		<category><![CDATA[podcasting]]></category>

		<category><![CDATA[Web e Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ok, è vero&#8230; ormai è sempre più difficile rimanere stupiti da qualcosa navigando in rete. Abbiamo visto tutto e di più ma fermiamoci un attimo a riflettere sul fenomeno Youtube, il sito di video sharing che stà catturando l&#8217;attenzione di tutti, anche dei più esperti osservatori del web.
YouTube è un sito che offre servizi web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1064 alignleft" title="YouTube" src="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/wp-content/uploads/2009/04/youtube-300x285.gif" alt="YouTube" width="300" height="285" /></p>
<p>Ok, è vero&#8230; ormai è sempre più difficile rimanere stupiti da qualcosa navigando in rete. Abbiamo visto tutto e di più ma fermiamoci un attimo a riflettere sul fenomeno Youtube, il sito di video sharing che stà catturando l&#8217;attenzione di tutti, anche dei più esperti osservatori del web.<br />
YouTube è un sito che offre servizi web per il caricamento, la visualizzazione e la condivisione di file video. La sua popolarità è esplosa nel Febbraio 2005 e oggigiorno conta più di 72 milioni di visitatori al mese, una collezione di oltre 70 milioni di videoclip, una media di circa 60,000 video in arrivo ogni giorno da tutto il mondo e circa 30 milioni di clip visualizzati ogni giorno. L&#8217;importanza di questo fenomeno è l&#8217;impressionante quantità di informazioni che si possono trovare al suo interno: dai video musicali a spezzoni di programmi tv, a scene di film famosi, a filmati d&#8217;epoca; il tutto raggiungibile con un semplicissimo clic!</p>
<p>Tutto è visibile, riproducibile più volte, free e molto facile da usare.</p>
<p>Nonostante sia nato con una  funzione di svago ad oggi è considerato anche un importante strumento di marketing per milioni di aziende, anche se queste ultime spesso..fingono di essere semplici principianti che caricano video!<br />
Infatti può sembrare che molti video siano creati nella tranquilla casa di un dilettante, in modo amatoriale, ma invece sotto, sotto nascondono consigli aziendali che mirano a colpire la curiosità dell&#8217;utente. Prendiamo come esempio la caramella Mentos, protagonista di divertentissimi video assieme al brand Coca Cola. Video che facevano vedere esperimenti  &#8220;spumeggianti&#8221;, e che hanno fatto crescere le vendite di entrambi i marchi e creando moltissimo <em>virally buzz</em> in rete.  <br />
Lo stesso brusio creato da Paris Hilton, che nel 2006, per lanciare il suo album d&#8217;esordio usò il portale YouTube adottando una Pull Direct Strategy, letteralmente &#8220;tirando&#8221; il suo prodotto agli utenti, creando un canale apposito e caricando il video del primo singolo e i vari <em>making of</em>, insidiandosi così nelle ricerche dei visitatori del sito e catturando la loro attenzione. Tra pregi e difetti, l&#8217;unica pecca che si può riscontrare nell&#8217;uso di YouTube è l&#8217;impossibilità di salvare i video riprodotti una volta visti, ma&#8230;basta scrivere nello stesso sito &#8220;come salvare video YouTube&#8221; e voilà, ecco un clip che mostra che software scaricare per salvarli!                                                                                   </p>
<p> Insomma, cosa si potrebbe chiedere di più da questo sito?</p>
<p><a title="Vedi Profilo" href="http://www.verymarketingpeople.com/emmeduepuntozero/?page_id=217">Martina Boncinelli</a></p>
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